venerdì 10 luglio 2009

Equilibrio in Centro Storico

Le antiche mura del centro storico avevano catturato il calore solare ingannando la percezione di un clima temperato.

Scendo le scale con la mia macchina fotografica, scendo lo scale pensando di poter evadere da una quotidianità talvolta così pressante da far mancare il respiro e talvolta così esaltante da risultare unica, scendo credendo che qualche immagine mi restituirà il consueto equilibrio tra sintesi ed analisi, tra ciò che è dannato e ciò che è santificato, tra giusto e sbagliato, tra vero e falso.

Scendo le scale per riuscire a respirare col ritmo cardiaco di chi non ha nulla da accettare o rifiutare, per scendere al compromesso di potermi descrivere una come tanti e fondermi con la comprensione del sentire comune che mai mi è appartenuto ma che sempre ho simulato.

Eccomi di fronte al portone per la mia distrazione. Accendo la musica e cullata dalle "Goldberg Variations" esco e m'immergo nella complicata realtà di tutti coloro che cercano un sorriso nell'evasività di un istante regalato dalla spontaneità di un evento improvviso.

Ed inizio a scattare dirigendomi verso la mia adorata cattedrale.























































Giunta alla chiesa entro silenziosa a trovar conforto per tutti i miei recenti incontri e prego.

Prego per l'anziano mendicante a cui nulla ho dato ma avrei voluto dare tanto, prego per il ragazzo nero all'angolo che spacciava non solo droga ma anche sè stesso per una vita "migliore" e per un altro uomo il cui destino è peggiore, prego per la prostituta afflitta dalla vacuità della vita e prego perchè mi venga data la forza di essere sempre ciò che sono, di essere sempre ciò che sento, di non dimenticare mai ciò che ho.

Esco da San Lorenzo e scatto ancora l'ennesima foto a questa chiesa che mi sembra non poter mai soddisfare, l'ennesima foto che non renderà giustizia al mio sentire quando il mio sguardo impaziente incrocia i familiari marmi bicolore che insinuano in me il dubbio di posare talora un piede sulla strada sbagliata, che insinuano in me il conforto nell'acquisire consapevolezza che è la strada sbagliata, che insinuano in me la certezza di poter riprendere la strada giusta.







E se l'incertezza può sembrare aleatoria invero è ciò che ti consegna il tempo per realizzare sicurezza, se può sembrare insostenibile invero è ciò che ti consegna saggezza, se può sembrare schiacciante invero è ciò che ti consegna leggerezza.







e il dilemma è sempre lo stesso: "se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prendere l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli."







Non combatterò inutili battaglie disperdendo preziosi energie, non sopporterò oltraggi e offese mortificanti e squilibranti del proprio io.








Resterò a guardare, ad interpretare, ad aspettare. Solo aspettare affinchè il mio equilibrio non mi possa più abbandonare.












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