Scendo le scale con la mia macchina fotografica, scendo lo scale pensando di poter evadere da una quotidianità talvolta così pressante da far mancare il respiro e talvolta così esaltante da risultare unica, scendo credendo che qualche immagine mi restituirà il consueto equilibrio tra sintesi ed analisi, tra ciò che è dannato e ciò che è santificato, tra giusto e sbagliato, tra vero e falso.
Scendo le scale per riuscire a respirare col ritmo cardiaco di chi non ha nulla da accettare o rifiutare, per scendere al compromesso di potermi descrivere una come tanti e fondermi con la comprensione del sentire comune che mai mi è appartenuto ma che sempre ho simulato.
Eccomi di fronte al portone per la mia distrazione. Accendo la musica e cullata dalle "Goldberg Variations" esco e m'immergo nella complicata realtà di tutti coloro che cercano un sorriso nell'evasività di un istante regalato dalla spontaneità di un evento improvviso.
Ed inizio a scattare dirigendomi verso la mia adorata cattedrale.













Giunta alla chiesa entro silenziosa a trovar conforto per tutti i miei recenti incontri e prego.
Prego per l'anziano mendicante a cui nulla ho dato ma avrei voluto dare tanto, prego per il ragazzo nero all'angolo che spacciava non solo droga ma anche sè stesso per una vita "migliore" e per un altro uomo il cui destino è peggiore, prego per la prostituta afflitta dalla vacuità della vita e prego perchè mi venga data la forza di essere sempre ciò che sono, di essere sempre ciò che sento, di non dimenticare mai ciò che ho.
Esco da San Lorenzo e scatto ancora l'ennesima foto a questa chiesa che mi sembra non poter mai soddisfare, l'ennesima foto che non renderà giustizia al mio sentire quando il mio sguardo impaziente incrocia i familiari marmi bicolore che insinuano in me il dubbio di posare talora un piede sulla strada sbagliata, che insinuano in me il conforto nell'acquisire consapevolezza che è la strada sbagliata, che insinuano in me la certezza di poter riprendere la strada giusta.



E se l'incertezza può sembrare aleatoria invero è ciò che ti consegna il tempo per realizzare sicurezza, se può sembrare insostenibile invero è ciò che ti consegna saggezza, se può sembrare schiacciante invero è ciò che ti consegna leggerezza.

e il dilemma è sempre lo stesso: "se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prendere l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli."

Non combatterò inutili battaglie disperdendo preziosi energie, non sopporterò oltraggi e offese mortificanti e squilibranti del proprio io.




Resterò a guardare, ad interpretare, ad aspettare. Solo aspettare affinchè il mio equilibrio non mi possa più abbandonare.




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