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Quattro giorni rincorrendo ritratti di donne e uomini che stanno scrivendo un brevissimo tratto di storia la cui vita viene scandita dal pensiero ricorrente del timore che l’incoscienza prenda campo e si sostituisca al proprio volere; quattro giorni cercando di appropriarmi di ritratti dei luminari che possono dar luce al buio pensiero ormai infittito dall’ascolto continuo del proprio corpo, che vuole fugare sintomi che hanno il gusto di un allerta di fronte al quale ci si deve fermare; quattro giorni d’ascolto per capire, comprendere, imparare ad amare ciò da cui si fugge e divenire consapevole di quante volte si è scappati di fronte a ciò che pretestuosamente chiamavamo incapacità di aiutare.
Scatto una foto, fermo l’immagine di un uomo il cui nome non conosco, di cui non conosco la storia, il passato, il proprio sentire, i desideri e i sogni, non conosco nulla ma in quello sguardo colgo la certezza che sa di poter volare.
Sgomenta dall’intensità delle sue parole e del suo sentire che mi pervadono in ogni angolo oscuro della mia anima e scrollano le mie rimosse sensazioni che appartengono alla silente coscienza di chi sa che non deve scappare di fronte all’inevitabile smarrimento che trova origine nella perdita del controllo di sé stessi, riaccendo la volontà di non dimenticare che tutti noi possiamo sostenere chi vuole ancora volare.
Sgomenta dall’intensità delle sue parole e del suo sentire che mi pervadono in ogni angolo oscuro della mia anima e scrollano le mie rimosse sensazioni che appartengono alla silente coscienza di chi sa che non deve scappare di fronte all’inevitabile smarrimento che trova origine nella perdita del controllo di sé stessi, riaccendo la volontà di non dimenticare che tutti noi possiamo sostenere chi vuole ancora volare.
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Poi il mio sguardo si posa, indotto dal pensiero comune, su un uomo che è preceduto dal proprio ruolo e dal proprio nome. Scatto una foto, poi un’altra e un’altra ancora, ha uno sguardo rassicurante che ti comunica di poterti aiutare. Incuriosita, attratta e stupita mi avvicino per ascoltare le sue parole e il suo cuore, per capire se sono concordi e se mi sarà consentito di ascoltare lui soltanto anziché, come sempre accade, sdoppiarmi per carpire la scissione tra sentire e forma là dove quest’ultima ha quasi sempre il sopravvento. E’ un uomo di sostanza non sopraffatto dal ruolo sociale, che riesce ancora a prestare attenzione alle piccole cose che rendono unica questa vita, che probabilmente ha combattuto le proprie inevitabili battaglie professionali da cui scaturiscono successi e potere, ma quando nella sua voce colgo lo spontaneo entusiasmo, seppur nascosto dalla discreta eleganza, capisco che lui è in grado realmente di aiutare perché sa ancora ascoltare.
Poi fermo la mia macchina fotografica e una volta in più rifletto guardando la mia amica che non ha mai smesso di lottare. Penso all’ingiustizia che questa cieca vita talvolta possa infliggere ma, ti prego, non disperare perché la chance che viene data a chi ha imparato a soffrire è quella di saper veramente ascoltare e se tu puoi ascoltare me ancora un istante, ascolta la mia anima perché ha qualcosa da dire: non mollare, non scappare non lasciare che le sferzate inflitte ti sconfiggano e dai loro un senso affinché ti conducano e apportino maggior consapevolezza nel percorso che hai già intrapreso, io sono qui e ti posso ascoltare e se questo ti ha potuto aiutare nell’arco di questi anni che abbiamo condiviso vuol dire che anch’io ho potuto aiutare tutti coloro a cui tu hai prestato il tuo ascolto. Dammi ancora un istante e fatti fotografare, io sono comunque qui, non dimenticare.+copia.jpg)
"Quando sbatte la mano dentro di me
le viscere si contorcono e bruciano
in un acuto senza suono.
Così nella testa,
il rombo del'apnea che di luce
folgora, rotea, impazzisce.
Ora non posso più controllare
tutta questa energia
che sorprende e mi arrende.
Mi abbandono allora all'indietro nell'ignoto.
E tanto più è forte lo sconquasso
tanto più è conscio il ricordo.
Sul finire poi,
ritornando dal mio viaggio
l'impotenza si rivela
nel frenetico pestare di denti e sangue.
Mi riaddormento infine
come un sasso."
Silvio Straneo

Non fuggite non scappate, dietro la gabbia della malattia c'è ancora molta luce che potrà illuminare chi soffre e noi possiamo trovare molti modi per aiutare chi vuole ancora volare.


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